Leadership: new leadership theories,
il leader trasformazionale
Il costrutto
della leadership in Psicologia del Lavoro si differenzia da ciò che
comunemente utilizziamo con il termine leadership (azienda leader,
campione sportivo, etc. non rientrano infatti in tale costrutto). La
leadership è principalmente un fenomeno che si esplica nel gruppo,
anche se non sono mancati, in passato, filoni di studio che la
considerassero una caratteristica di personalità (teoria dei tratti,
primi ‘900). In ogni caso, anche tali approcci prevedono una
definizione di leadership come tratto personologico di influenza sugli
altri, mai di primato.
Nel corso di più di un secolo di studi psicologi sulla leadership, la
letteratura presenta oggi una classificazione degli stessi in 6
filoni:
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Teoria
dei tratti (1900-1940): leadership come caratteristica innata,
studio dei tratti correlati al leader.
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Teorie
sugli stili (1939 -1967): leadership come comportamento nel gruppo,
studio delle caratteristiche proprie di ogni stile alla ricerca
dello stile più efficace.
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Teorie
di contingenza (1967 – 1985): efficacia della leadership dipendente
dal contesto, studio delle situazioni e del legame tra esse e
l’efficacia di un determinato stile.
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Teorie
LMX (1973-1979): leadership come rapporto duale
leader-collaboratore, studio degli stili diadici e loro connessioni
col gruppo.
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Teorie
motivazionali (1975 – 1985): leadership emergente dipendente dalla
motivazione del leader: studio delle motivazioni correlate alla
leadership emergente.
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New leadership theories
(1985 ad oggi): leadership come caratteristica percepita dai membri
del gruppo; studio della leadership trasformazionale e delle teorie
implicite sulla leadership.
Per quanto
riguarda quest’ultimo filone è da segnalare l’influenza della Social
Cognition, ovvero dell’aspetto cognitivo: nella leadership, della
cognizione che i membri hanno nei confronti del leader. Gran parte di
questi studi riprendono un’importante ricerca di Eden e Leviathan
(1975) in cui viene dimostrato che i leader più efficaci sono coloro
che corrispondono alle ILT’s dei collaboratori. Le ILT’s altro non
sono che le teorie implicite sulla leadership che i soggetti
posseggono; ovvero quegli schemi cognitivi, basati sulla conoscenza
pregressa e sull’esperienza, che consentono agli individui di crearsi
delle aspettative rispetto a situazioni/ruoli/persone. In altre
parole, a titolo esemplificativo, se ci informassero che domani
incontreremmo il nostro nuovo responsabile, ognuno di noi,
inconsapevolmente, nella propria mente, si formerebbe un’aspettativa
rispetto a che caratteristiche, modi, comportamenti questa nuova
persona potrebbe avere. Tali ILT’s influenzano la percezione stessa
del soggetto e, come dimostrano gli autori, spesso ne determinano
l’efficacia percepita. L’accento, a differenza degli studi precedenti,
viene quindi posto non sulle caratteristiche o comportamenti del
leader, ma sulla percezione che i collaboratori hanno nei confronti
del leader. Se da un lato è innegabile che le percezioni si basano
sull’osservazione di fatti reali, d’altra parte è importante
sottolineare come la percezione sia sempre soggettiva (mai esatta),
interpretata e filtrata da ogni individuo.
Nello spostare il focus attenzionale sull’aspetto percettivo gli
studiosi si sono concentrati su due filoni: lo studio delle ILT’s
degli individui, la leadership trasformazionale. Lo studio delle ILT’s
è principalmente diretto a comprendere quali siano i tratti
caratteristici associati al leader, prototipici o ad esemplari, quali
siano le variabili influenti, quanto e come la cultura modifichi tali
tratti. In tal senso, uno studio molto importante è il progetto GLOBE
(House) in cui sono stati indagati più di 65000 middle manager in 80
Paesi del mondo al fine di comprendere quei tratti che sono
universalmente riconosciuti e quelli cha hanno maggior variabilità
culturale.
Lo studio della leadership trasformazionale vede come principali
teorici Bass e Avorio che hanno evidenziato le caratteristiche del
leader trasformazionale, ovvero di colui che (a differenza del leader
transazionale, che conduce il gruppo al raggiungimento del proprio
obiettivo) riesce ad ottenere dai membri del gruppo più di quanto
questi si aspettano. Queste caratteristiche devono essere percepite
dai collaboratori e, di conseguenza, non vi sono comportamenti o
tratti prescritti, bensì leader che vengono percepiti come
trasformazionali. Per esserlo, devono corrispondere alle "4 i":
influenza idealizzata, fattore ispirazionale, interesse individuale e
stimolo intellettivo. I primi due fattori sono anche individuati come
Carisma (capacità di fornire degli ideali e motivante); il terzo
risiede nella percezione dei membri di sentirsi considerati come
singoli individui, stimati e riconosciuti per le proprie
caratteristiche (non genericamente come gruppo); infine, lo stimolo
intellettivo è invece la capacità di stimolare l’intelligenza e la
creatività dei singoli nell’applicazione all’obiettivo di gruppo. In
tale prospettiva, gli studi evidenziano anche (Conger e Canungo) la
pericolosità del leader carismatico in un’organizzazione (dark
side of charisma) sia nella possibilità di portare con sé le
risorse (per esempio nel cambiare lavoro), sia nella fiducia
incondizionata che i membri solitamente ripongono e che potrebbe
essere tradita nel portarli verso obiettivi non eticamente accettati.
In PsiQu l’interesse per la leadership è principalmente a livello di
ricerca applicata. Alcune sperimentazioni molto interessanti sono
state svolte nei confronti delle ILT’s di studenti e professionisti,
poste a confronto; altre ricerche sono invece state condotte verso
leader organizzativi, in particolare Dirigenti Scolastici,
nell’evidenziare i loro profili come leader trasformazionali e nel
ricercare le possibili incongruenze e strategie nel mediare contratto
psicologico e percezione di equità. Tali ricerche sono in corso di
pubblicazione.
Riferimenti
Cervai, 2003, Leadership
in Gabassi,
Psicologia del Lavoro nelle
Organizzazioni, Prima Edizione, Franco Angeli, Milano.