Qualità: Total Quality Management,
cultura organizzativa e valori ad esso collegati
Il Total
Quality Management, tradotto come Qualità Totale, può oggi essere
considerato sia come modello gestionale che come filosofia
manageriale. I due punti di vista non sono antitetici, ma si rifanno a
due approcci diversi nei confronti dell’organizzazione.
Come modello gestionale, il
TQM si basa sull’applicazione all’interno dell’organizzazione di un
“modello”, ovvero di alcune norme e regole che l’organizzazione adotta
per diventare “di Qualità”. Il più conosciuto, tra i diversi modelli
di TQM esistenti, è il modello EFQM (che riprende il Malcom Bridge, di
creazione statunitense), creato per le aziende manifatturiere e
adattato, in seguito, a quelle di servizi. Il modello CAF è un
adattamento del precedente per la Pubblica Amministrazione; modelli
come il KIF o il KIS offrono un approccio più flessibile, ma sono meno
diffusi. I modelli funzionano anche come elementi di valutazione, dal
momento che sono stati creati come lineeguida di valutazione per la
qualità intesa come Eccellenza. Le aziende che adottano tali modelli
possono poi scegliere di essere valutate e ottenere dei punteggi che
rappresentano il livello di eccellenza raggiunto. Un discorso a parte
va fatto per la certificazione di qualità che, nei suoi diversi
sviluppi (ISO 9001, Vision 2000), rappresenta la garanzia (apposta da
un Ente Certificatore) sulla Qualità dei Processi Interni, visionabili
nel Manuale Qualità di ogni organizzazione certificata e la cui
applicazione viene accertata dall’Ente Certificatore attraverso visite
ispettive: in altre parole le procedure indicate nel Manuale Qualità
spiegano come l’azienda attua e verifica i propri processi interni
(produzione, acquisti, vendite, gestione del personale, ...).
Come filosofia manageriale, il
TQM è da considerarsi soprattutto per i principi e le indicazioni
fornite su come sviluppare un’organizzazione di Qualità, ovvero capace
di migliorarsi e ottenere risultati sempre crescenti. Tale filosofia
si basa su dei valori che, in sintesi sono:
-
Miglioramento continuo (Kaizen)
– una revisione dei processi al fine di migliorarli: lo strumento è
il ciclo PDCA (o ruota di Deming) ovvero un processo che parte
dall’analisi del problema e delle possibili soluzioni (Plan),
la sua applicazione in un campo ristretto (Do),
la verifica che la nuova procedura apporti un miglioramento (Check)
e la sua messa in atto (Act)
-
Orientamento al cliente (Customer
satisfaction) basato sull’ascolto delle necessità del cliente
e l’attuazione di miglioramenti rivolti alla sua soddisfazione
-
Cliente interno:
valorizzazione delle Risorse Umane, considerate come clienti ovvero
interlocutori a cui prestare attenzione e che possono ricavare
soddisfazione dalla propria organizzazione (un cliente non
soddisfatto non acquista e un collaboratore non soddisfatto non
produce; un cliente insoddisfatto cambia prodotto e un collaboratore
insoddisfatto cambia lavoro)
-
Reparto a valle,
reparto a monte: anche
all’interno dell’organizzazione vi sono dei momenti di “scambio” tra
enti (uffici, reparti, persone), in cui ognuno dovrebbe considerare
l’ente ricevente come un cliente da soddisfare
-
Partnership con i fornitori/stakeholders:
ogni servizio dato in outsourcing,
così come ogni fornitura acquistata dovrebbe mantenere i livelli di
qualità della propria organizzazione (difficile produrre una buona
torta con ingredienti scadenti); inoltre, la creazione di rapporti
duraturi e solidi con fornitori e partner consente un notevole
vantaggio che risiede nel rapporto di fiducia reciproca creata
(acquistando da X ricevo merce soddisfacente, se cambio devo
controllare il livello di qualità del nuovo fornitore)
-
Quality First: un impegno da
parte del management nel perseguire la Qualità e il miglioramento
continuo
-
Far bene le cose fin da subito:
ovvero perseguire obiettivi di qualità fin dall’inizio, piuttosto
che sanare in corso d’opera
-
Fact Based Decision Making:
processo decisionale basato sull’evidenza empirica; qualsiasi
cosa/processo può e deve essere migliorata attraverso un
monitoraggio iniziale e uno finale, al fine di testare se il
miglioramento proposto è necessario e funzionale.
Tauno Kekäle, uno dei maggiori esperti europei in TQM, ha sintetizzato
in modo molto efficace i principi fondanti del TQM, riproducendone
l’acronimo in questo modo:
-
total – la qualità deve
essere totale, ovvero deve
permeare tutta l’organizzazione e tutte le persone in essa operanti;
l’organizzazione viene vista come un sistema (aperto) in continuo
scambio, in cui i risultati di un sottosistema (siano essi positivi
o negativi) si ripercuotono sull’intero sistema
-
quality – qualità nel lungo
periodo senza trascurare l’esigenza di ottenere livelli minimi di
qualità nell’immediato (un’azienda non può fermarsi per pensare come
migliorarsi nel futuro…)
-
management – per essere
applicato, il TQM ha bisogno di una leadership coinvolta che creda
nella sua efficacia, che sia disposta ad investire nelle Risorse
Umane e ad applicare costantemente i principi del TQM.
Diventa
quindi evidente come un approccio orientato al TQM coinvolga la
cultura organizzativa, ovvero quell’insieme di assunti di base e di
valori che condizionano il modo di pensare ed agire di chi lavora
nell’organizzazione. Il TQM propone, sia come modello che come
filosofia, un insieme di valori che, per essere efficaci, devono
divenire parte integrante della cultura organizzativa esistente.
Difficile poter sperare che un’azienda applichi il TQM senza credere
nei suoi principi fondanti; purtroppo nella sua applicazione, invece,
molti sono stati i casi in cui, con una certa dose di superficialità,
le aziende hanno creduto (sperato) che fosse sufficiente far redigere
il Manuale Qualità, pagare un Ente Certificatore o dichiarare di avere
una filosofia TQM, senza invece applicare oltre che conoscere e
comprendere i suoi principi fondanti. Tali casi sono evidentemente
destinati a produrre insuccessi e, purtroppo, contribuiscono ad
offuscare l’efficacia del TQM.
Il TQM, in particolare nell’accezione di filosofia organizzativa,
piuttosto che di modello gestionale, è uno dei principali argomenti di
ricerca del Gruppo PsiQu. Il progetto
QiS
nasce dall’interesse di comprendere come tale modello possa essere
applicato all’organizzazione scolastica. Grazie ai dati raccolti nei
tre anni di progetto sono stati prodotti i seguenti risultati:
-
adattamento del questionario sulla cultura organizzativa di Harrison
& Stokes all’organizzazione scolastica
-
analisi
della cultura organizzativa attraverso diagnosi qualitative e
quantitative in 21 scuole europee
-
analisi e
misura del cambiamento della cultura organizzativa in 15 scuole
-
sviluppo
di un modello di TQM adatto all’organizzazione scolastica.
Per quanto
concerne le caratteristiche delle organizzazioni scolastiche indagate,
in una prospettiva organizzativa gestionale si sono evidenziate:
-
una
spiccata cultura organizzativa orientata al
Ruolo, presente sia negli
insegnanti che nel personale tecnico amministrativo, affiancata da
un forte orientamento al Potere
nel personale tecnico amministrativo e/o in tutte quelle scuole in
cui il Dirigente Scolastico veniva percepito come una figura forte e
autorevole; in generale, invece gli insegnanti rilevano una cultura
orientata al Ruolo e al
Raggiungimento di obiettivi personali (achievement)
-
fanno
eccezione le scuole che hanno mantenuto dimensioni “piccole” (30-40
unità) dove la gestione è meno strutturata e formale e i rapporti
sociali consentono una gestione flessibile ed efficace
-
l’autoreferenzialità
e la mancanza di confronto con l’esterno, sembrano essere alcuni dei
principali punti di debolezza, a tratti ancora presenti nella realtà
scolastica; tale atteggiamento è solo un ricordo in Paesi che hanno
applicato orami da anni una riforma dell’autonomia scolastica molto
forte (Danimarca, Finlandia), in cui oltre ad una gestione diretta
del Dirigente (con possibilità di selezione e scelta delle Risorse
Umane), si sono adottate prassi di confronto e valutazione reciproca
tra insegnanti (criticalfriend)
-
L’applicazione di modelli gestionali orientati al TQM (EFQM, CAF,
KIF) per quanto allo stadio iniziale, è piuttosto diffusa
(Danimarca, Finlandia, Germania), in particolare nelle scuole
professionali (vocational),
anche per la stretta relazione che intrattengono con le aziende (stakeholder).
È invece molto osteggiata in Paesi come la Francia (anche per le
forti connotazioni anglosassoni del modello, dove l’acronimo stesso
è poco gradito) e ancora poco applicata in Italia, dove alcuni
costrutti (ad es. quello dello studente – cliente) trovano difficile
adattamento.
Riferimenti
Sulla cultura organizzativa:
-
Gagliardi, P. (1986). The creation and change of organizational
cultures: a conceptual framework.
Organization Studies 7(2), 117–134.
-
Geertz,
C. (1993). The Interpretation of
Cultures. London, UK; Fontana Press/Harper Collins Publishers.
-
Hofstede,
G., (1991). Cultures and
Organisation: Software of the Mind. Glasgow: Mc Graw Hill
International (UK) Ltd.
-
Schein,
E. (1985). Organizational Culture
and Leadership. San Francisco, CA; Jossey–Bass.
Sulla
Qualità Totale:
-
Kekäle,
T. (1998). The Effects of Organizational Culture on Successes and
Failures in Implementation of Some Total Quality Management
Approaches. Towards a Theory of Selecting a Culturally Matching
Quality Approach. Acta Wasaensia
No. 65.
-
Oakland
J.S. (2003). Total quality
management text with cases. Amsterdam [etc.]: Butterworth
Heinemann.
Sul TQM
nella scuola:
-
Marcinkoniene, R., Klimoviene, G. (2007).
QiS - Total Quality Management in
School , Eds. Fabbro, B.A. (a cura di) (2007).
QiS – Quality in School –
Il Total Quality Management applicato alle scuole europee,
EUT Editore, Trieste .
-
Barzanò,
G., Mosca, S., Scheerens J., (2000).
L'autovalutazione nella scuola:
teorie, strumenti, esempi. Mondadori, Milano.
Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Organisational_culture
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